Di
notte
Lei gli augurò la buonanotte, poi
salì le scale sulla passatoia rossa
senza voltarsi neppure all’ultimo scalino.
Lui immaginò la sua incertezza,
la luce spegnersi dietro la porta
e lei pronta a consumarsi nel sonno
sfuggendo al mondo all’amore. Fu allora
che le scrisse la lettera, con la sua grafia opaca:
ricordi, qualche progetto, scuse irricevibili
e la confessione di quel desiderio
di sedersi accanto al letto e assistere
come in un film – ai suoi sogni.
Giuseppe Negro
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L’invito
alla danza
Tra sé e la notte la donna distende
un lenzuolo di lino ricamato
bianco, altezzoso
– un fruscio a malapena:
non è immobile l’aria. Arriveranno
nuvole, pioggia, questa notte?
Lui la prega: “Avvicinati,
afferra le mie mani, danza.
Ecco, vedi? Così
si semplifica tutto, enormemente”.
Giuseppe Negro
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