IL SAMURAI
di Antonio Venturini
Inutile stare a parlare
di tutto il fascino
evocato da quel mondo.
Lui l’ha esplorato in ogni suo angolo
battendosi lealmente
per i valori in cui credeva
porta sul corpo i segni indelebili
delle guerre che ha combattuto
barba e baffi non contano più
solo importa seguir vivendo.
Ma il destino ti fu avverso:
non il caro amico ti ha tradito
ma la donna che tanto amavi
forse morto riteneva
forse ragion vera non c’è
ma ora quell’ombra
ancor più cupa ti sovrasta
che pensavi aver ucciso
è lì con te
e non se ne andrà.
Agili volan le piume
solo dal vento sfiorate
danzano i cigni sul lago
vittime del loro cuore
e già la rivedi com’era
nel fior della sua gioventù
quando i cigni univano il collo
a simbolo d’amor formare
e tu l’abbracciavi per gioco
guadagnando un bacino in fronte.
A stento riservi le lacrime
i ciliegi non sono da meno
si è aperta un’enorme ferita
che nessun’arma può provocare
nessun dolore ormai può dare
la spada lucente
che tanto sangue ha versato
fedele compagna inseparabile
che mai ti ha abbandonato.
Hai affidato al vento
il tuo ultimo respiro
la tua anima è fra quei petali
frammenti del tempo che vola
gocce di memoria perduta
quando il mondo era così bello
quando tu ci credevi ancora
ieri.
Dal 18 al 20 novembre 2008
L’ispirazione per questa poesia mi è arrivata da un carillon di mia madre con uno specchio e 2 cigni calamitati che si rincorrono sopra di esso come su un lago. L’ambientazione è tipicamente giapponese e quindi ho scelto come soggetto il samurai. La musica di fondo è “Yesterday” dei Beatles (ci sono versi liberamente interpretati che riprendono alcune frasi della canzone), in una versione molto suggestiva e commovente; perciò ho optato per una storia abbastanza triste, diversamente dal solito. Ma anche in questo si deve cimentare un poeta. Poi siccome mi piace fare un’analisi delle mie stesse poesie, vi sfido a trovare il motivo della scelta di 47 versi con l’ultima parola “ieri” (oltre ad essere il titolo della canzone).
|
SOLE NASCENTE,
SOLE CALANTE
di Antonio Venturini
Torna il sereno dopo la notte:
la lunga attesa è ormai finita.
Lungi da oriente sorge la luce
là dove il cielo si veste di rosa
mentre d’intorno le nubi ghiacciate
seguon la luna che pian si dirada.
Ed ecco il sole qual fuoco in sfera
lento appare con gran maestà;
tutto dòmina e vita emana,
ogni elemento di lui beneficia.
La dolce rugiada è bianca di brina,
gioièl prezioso l’erba ricovre,
immensi deserti di campi dormienti
svégliansi all’alba del verde natìo.
Nel mezzo del giorno eterna è la luce
e dona quel sogno d’infinita poesia;
e più vai lontan con lo sguardo curioso
più l’orizzonte svanisce in foschia.
L’aria diventa più fresca la sera
e il sole s’accende come non mai:
il giallo, il rosso e l’arancio sfumati
tutti s’abbraccia in un caldo saluto.
Gli ultimi raggi si gode Natura
che squarcian le nubi senza pietà;
e l’astro possente da lor ascoso
cala tra i monti violetti laggiù.
Speranze e sospiri dentro quei tronchi
spogli di vita nel gelido inverno;
la debole fiamma si perde a occidente
e l’ombra mia il passo abbandona.
Torna la notte, chiùdonsi gli occhi
ma il sole di nuovo rinasce per loro.
Tra il 6 e il 30 dicembre 2007
|